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L’ escursione consigliata questa settimana da Piacenza Sera ha come meta la testata della Val d’Arda, dove il paesaggio, tipicamente montano e ammantato da boschi di faggio, è reso particolarmente suggestivo dalla ridotta presenza di insediamenti umani.

I due corsi d’acqua dai quali origina, poco più a valle, il torrente Arda, nascono a più di 1300 metri di quota dalle pendici delle due vette rocciose che chiudono verso sud la valle con il loro caratteristico profilo crestato: i monti di Lama e Menegosa.

Il Menegosa (m. 1356) è composto prevalentemente da serpentiniti e da frammenti rocciosi di natura ofiolitica e calcarea: sia le prime, dure ma estremamente fragili e fratturabili, che le seconde, scarsamente cementate, sono fortemente modellate dall’erosione degli agenti atmosferici; ciò conferisce alla montagna un aspetto irregolare, caratterizzato da pinnacoli rocciosi, archi naturali e spuntoni, guglie di pietra dalle forme più strane, che emergono dalle sottostanti faggete a perenne testimonianza delle antiche eruzioni sottomarine che formarono questo monte.

Le sue cime, separate da una soffice prateria d’alta quota, costituiscono una sorta di balcone naturale dal quale è possibile spaziare con la vista su tutta l’alta Val d’Arda e sulla Val Nure.

Il monte di Lama (m. 1345) è invece costituito da diaspri, rocce durissime a forte componente silicea di colore rosso fegato, e la sua cima sorprende per la sua forma pianeggiante, ricoperta da una vasta radura sommitale alternata a lembi di faggeta; dal ciglio delle sue scarpate si apre una visuale assai ampia, che abbraccia le vallate di Ceno e Arda, con una prospettiva particolarmente bella sullo spoglio versante meridionale del M. Menegosa.

La camminata proposta non segue il lungo anello consigliato dal CAI, che parte dai mille metri dell’abitato di Teruzzi, ma si snoda in quota con un percorso in linea, con avvio dal passo Santa Franca, a 1264 metri sul livello del mare e ad una cinquantina di chilometri da Piacenza.

L’itinerario ha uno sviluppo lineare di circa 11 km, tutti su sentieri segnati CAI (901, 903 e 905); ha un dislivello complessivo di circa 625 m, raggiungendo la quota massima sulla vetta del monte Menegosa a  metri 1356; può essere percorso in circa 4 ore, al netto delle soste, che è meglio prevedere numerose, vista la panoramicità del percorso; è di tipo escursionistico, non presentando tratti pericolosi o esposti, ma un paio di discese su fondo detritico e sdrucciolevole richiedono attenzione e sconsigliano l’escursione nei periodi di forti precipitazioni piovose o nevose.10560467_729386583800231_7706781515421728514_o_(2)

DESCRIZIONE

Dal passo Santa Franca, sul crinale Arda/Nure, si imbocca il sentiero CAI 901, ben segnalato, che entra nel bosco; attraversata una bella radura, si continua lungo il versante occidentale del monte La Morfassina su un ampio stradello, sempre seguendo i segnavia bianco-rossi.

Su sentiero più stretto si risale leggermente, rasentando un paio di zone sottoposte a taglio recente del legname, sul crinale tra la Val d’Arda (a sinistra) e il bacino del torrente Lavaiana, tributario del Nure (a destra).

Camminando lungo il fianco del m. Guttarello si risale, sempre immersi nel bosco, alle pendici del monte Menegosa, dove si raggiunge il bivio con il sentiero 903, che si imbocca, lasciando quindi il sentiero 901, che evita la cima del monte e che verrà utilizzato per il ritorno.

Camminando lungo ripidi tornanti su roccia viva e sui detriti crollati dalle pareti del rilievo, si raggiunge la croce sulla sommità del m. Menegosa (m. 1356). La fatica è ripagata dal panorama che si apre in direzione ovest: in primo piano, Boccolo Noce e la chiesa di Groppallo, isolata su un poggio; al di sopra, la linea di crinale tra val Nure e Val Trebbia, dal passo del Mercatello al monte Sant’Agostino, passando per l’Aserei; oltre, l’Alfeo, il Lesima ed il Penice. Verso sud, il monte Megna ed il Ragola; ben visibile il grande circo glaciale del monte Camulara, chiamato l’Arco.

Si percorre quindi un aereo sentierino che, passando accanto ad un curioso arco naturale di roccia, conduce alla vicina anticima orientale del gruppo (m. 1322), coperta da una soffice prateria d’alta quota, alla fine della quale spunta una seconda croce sommitale: da qui la vista spazia verso nord, sull’alta Val d’Arda, con Morfasso in primo piano, l’altopiano del Parco Provinciale, Rocca Casali ed il lago di Mignano sullo sfondo; verso est, il monte Carameto e l’appennino parmense; a sud-est, l’evidente pianoro sommitale del monte di Lama, prossima meta dell’escursione.

Proseguendo su un crinalino sottile ma non pericoloso, si risale brevemente alla cima più meridionale del gruppo (m. 1311); si ridiscende quindi, sempre su detriti e ghiaioni, e facendo attenzione ai tratti più disgregati e scivolosi si arriva alla sella prativa del passo Menegosa, dove si ritrova il sentiero 901.

Si prosegue camminando tra boschetti di faggio e piccole radure, fino a raggiungere la Costa della Strinata, dove si svolta sul sentiero CAI 905; dopo qualche minuto inizia la ripida salita, prima tra gli alberi, poi allo scoperto, di fianco ad una pietraia di diaspri frantumati color rosso fegato; raggiunta la faggeta, uno strappo conclusivo, faticoso ma breve, consente di raggiungere il pratone sommitale del monte di Lama, al cui centro sorge una grande croce in ferro. Dal bordo delle scarpate settentrionali e meridionali si può godere di un ampio panorama verso le valli dell’Arda e del Ceno.

Si ritorna quindi al passo Menegosa percorrendo a ritroso il tragitto effettuato all’andata: arrivati alla sella, si evita di risalire sulla vetta del monte, e con il sentiero 901 si aggirano le pendici ovest del rilievo, facendo attenzione nell’attraversamento di un calanco profondamente solcato, che ha cancellato il sentiero per un brevissimo tratto.
Ritrovato il bivio con il 903, già utilizzato all’andata per salire sulla vetta del monte Menegosa, lo si trascura e si continua a sinistra sul 901 fino alla strada asfaltata e al parcheggio.

Achille Menzani

NOTIZIE UTILI
Il punto di partenza è privo di negozi e di esercizi pubblici; per rifornimenti occorre far riferimento alle località attraversate nel percorso di avvicinamento.
Le borracce possono essere riempite poco prima della partenza, presso il santuario di Santa Franca; lungo il percorso non si trovano altre fontane.
I pratoni sommitali delle due montagne si prestano alla sosta, eventualmente per consumare il pasto al saccoAchille Menzani

NOTIZIE UTILI
Il punto di partenza è privo di negozi e di esercizi pubblici; per rifornimenti occorre far riferimento alle località attraversate nel percorso di avvicinamento.
Le borracce possono essere riempite poco prima della partenza, presso il santuario di Santa Franca; lungo il percorso non si trovano altre fontane.
I pratoni sommitali delle due montagne si prestano alla sosta, eventualmente per consumare il pasto al sacco

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